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IL NUOVO FUTURISMO Omaggio a Luciano Inga Pin Dal 25 aprile al 30 maggio, la Fondazione Bandera per l'Arte ospita una grande collettiva dedicata allo storico gruppo dei cosiddetti "Nuovi Futuristi", un sodalizio creativo nato poco più di 25 anni fa intorno alla figura di Luciano Inga Pin alla cui memoria il curatore Renato Barilli dedica l'esposizione.
Opere di Gianantonio Abate – Clara Bonfiglio – Dario Brevi - Gianni Cella -Andrea Crosa – Innocente – Marco Lodola - Battista Luraschi - Luciano Palmieri – Plumcake – Umberto Postal
Catalogo edito da
Fondazione Bandera con saggi critici di Luciano Inga Pin e Renato Barilli
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L'etichetta Nuovo Futurismo è stata inventata dal critico e gallerista Luciano Inga-Pin nel 1984 (riferita a un primo gruppo di sette artisti - Gianantono Abate, Clara Bonfiglio, Innocente, Marco Lodola, Luciano Palmieri, Plumcake e Postal – a cui si sono poi aggiunti Dario Brevi, Andrea Crosa, Battista Luraschi e Gianni Cella, uscito dal trio Plumcake) con un riferimento al movimento di Marinetti per nulla generico, ma al contrario preciso e calzante, se però ci si riferisce al Futurismo nella variante sviluppata a Roma da Giacomo Balla, a partire dal 1915, avendo al fianco Fortunato Depero e altri validi comprimari.
Infatti dal Futurismo di Boccioni nascono tutte le attuali ricerche d'ambiente, mentre Balla e Depero miravano a sviluppare un'arte urbana per eccellenza, volta a rendere attraente il volto delle città, arricchendola con aspetti decorativi e non disdegnando le seduzioni della merce e della connessa pubblicità.
I Nuovi Futuristi sono i perfetti eredi di questi impulsi, in quanto i loro soggetti risultano improntati in genere alla festa mobile che si svolge nel panorama urbano, con l'aggiunta di tutte le attrazioni di un consumismo che sta tra il sofisticato e il popolare. I Nuovi Futuristi continuano Balla anche nell'assunzione di materiali in linea con una tecnologia avanzata, infatti le loro opere sono fatte di vetroresina o di pvc o di lamine metalliche sottili, e tinteggiate con acidi e fluorescenti colori acrilici. Sempre al seguito delle indicazioni del cosiddetto Secondo Futurismo, i Nostri a volte sono iconici, puntando a dare l'immagine dell'uomo di oggi, a volte invece aniconici, nel tratteggiare un'oggettistica estrosa, scapricciata, del tutto in linea col clima che nell’architettura e nel design viene qualificato come postmoderno. |
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A dodici anni dalla sua prima personale alla Fondazione Bandera, e fresco della consacrazione ricevuta all'ultima Biennale di Venezia, Marco Lodola torna a Busto Arsizio.
Questa volta, però, insieme a tutta la squadra dei Nuovi Futuristi, riunita dal curatore Renato Barilli in memoria di Luciano Inga Pin, ''scopritore'' e mentore del gruppo nel cuore degli anni Ottanta. Ma in quest'epoca di festeggiamenti marinettiani, l'omaggio della mostrai va soprattutto all'intuizione del gallerista milanese che, scegliendo la dizione Nuovo Futurismo, ''isolò'' indirettamente una certa vena edonistica e metropolitana come cifra distintiva di ''un'' Futurismo in particolare, Balla e Depero in testa.
Proprio per questo, il percorso espositivo prende le mosse da una speciale sezione ''storica'', dedicata proprio alle opere degli anni Ottanta e dei primissimi Novanta, e ospitata al primo piano della palazzina che si affaccia su via Costa.
L'attenzione, poi, si sposta sui lavori più recenti di tutti e undici gli artisti prima appartenenti al gruppo (presentati ''singolarmente'' nel grande loft a piano terra), soluzioni coloratissime e ardite che li fanno gareggiare con le punte più avanzate della ricerca internazionale. Muovendosi in ambito di icone sfacciatamente Pop e kitsch, il paragone può andare allo statunitense Jeff Koons o al giapponese Takashi Murakami, mentre se si guarda a soluzioni più o meno utopiche e fantastiche in merito a utensili e arredi domestici, i Nuovi Futuristi ricordano i due campioni del cosiddetto anti-design, o post-design, Sottsass Jr e Alessandro Mendini. |
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